2015 - Articolo riassuntivo Riforma Terzo Settore
 

RIFORMA TERZO SETTORE, LA CAMERA APPROVA

16 aprile 2015

Istituzione di un registro unico; riforma delle attività di volontariato, di promozione sociale e di mutuo soccorso; rielaborazione dei criteri di definizione delle imprese sociali, delle attività di vigilanza, monitoraggio e controllo; nascita del servizio civile universale; riordino del cinque per mille tra le misure fiscali e di sostegno economico. Sono alcuni dei punti previsti dalla riforma del Terzo settore, che il 9 aprile la Camera ha approvato in prima lettura, con 297 voti a favore, 121 contrari e 50 astensioni. Il testo della delega, dopo meno di un anno dal suo primo esame in Consiglio dei Ministri, passa ora al vaglio del Senato.

Il provvedimento votato alla Camera intende per Terzo settore “il complesso degli enti privati costituiti per il perseguimento senza scopo di lucro, di finalità civiche e solidaristiche e che, in attuazione del principio di sussidiarietà e in coerenza con i rispettivi statuti o atti costitutivi, promuovono e realizzano attività d’interesse generale anche mediante la produzione e lo scambio di beni e servizi di utilità sociale nonché attraverso forme di mutualità”.

Si specifica, inoltre, che “non fanno parte del Terzo settore le formazioni e le associazioni politiche, i sindacati e le associazioni professionali e di rappresentanza di categorie economiche”.

 Revisione del codice civile: persone giuridiche

Il governo dovrà, come si legge nel testo della riforma, “rivedere e semplificare il procedimento per il riconoscimento della personalità giuridica e prevedere obblighi di trasparenza e di informazione, anche verso i terzi, attraverso forme di pubblicità dei bilanci e degli altri atti fondamentali dell’ente”. Dovrà, inoltre, essere disciplinato “il regime di responsabilità limitata degli enti riconosciuti come persone giuridiche e la responsabilità degli amministratori, tenendo conto del rapporto tra il patrimonio netto e il complessivo indebitamento degli enti medesimi”.

Dovrà anche essere assicurato “il rispetto dei diritti degli associati, con particolare riguardo ai diritti di informazione, partecipazione e impugnazione degli atti deliberativi, e il rispetto delle prerogative dell’assemblea, prevedendo limiti alla raccolta delle deleghe”. Infine il governo dovrà “prevedere che alle associazioni e alle fondazioni che esercitano stabilmente e prevalentemente attività d’impresa si applichino le norme previste dai titoli V e VI del libro quinto del Codice civile, in quanto compatibili”, sulle società, le imprese cooperative e le mutue assicuratrici.

 Nasce il Codice del Terzo settore e il Registro unico

Il governo dovrà riordinare ed effettuare una revisione organica della disciplina attraverso la redazione di un Codice per la raccolta e il coordinamento delle varie norme. È in questo articolo del ddl che si trova la riorganizzazione del “sistema di registrazione degli enti e di tutti gli atti di gestione rilevanti, secondo criteri di semplificazione, attraverso la previsione di un registro unico del Terzo settore”.

Fra i criteri anche quello secondo cui l’esecutivo in carica dovrà “individuare le attività solidaristiche e di interesse generale che caratterizzano gli enti del Terzo settore, il cui svolgimento costituisce requisito per l’accesso alle agevolazioni previste dalla normativa”. E ancora: prevedere il divieto di distribuzione, anche in forma indiretta, degli utili o degli avanzi di gestione e del patrimonio dell’ente; disciplinare gli obblighi di controllo interno, di rendicontazione, di trasparenza e d’informazione nei confronti degli associati e dei terzi prevedendo un relativo regime sanzionatorio; disciplinare i limiti e gli obblighi di pubblicità relativi agli emolumenti, ai compensi o ai corrispettivi a qualsiasi titolo attribuiti”.

 Volontariato, promozione sociale e mutuo soccorso

Attraverso questa riforma viene altresì previsto un riordino della disciplina in materia di attività di volontariato, di promozione sociale e di mutuo soccorso. Tra i criteri la valorizzazione dei principi di gratuità, democraticità e partecipazione, riconoscendo la specificità e le tutele dello status di volontario all’interno degli enti del Terzo settore. È contemplata anche la revisione e la razionalizzazione del sistema degli Osservatori nazionali per il volontariato e per l’associazionismo di promozione sociale e del sistema dei centri di servizio per il volontariato.

 Imprese sociali

Secondo quanto è stato scritto nell’articolo 6 del testo – uno degli articoli intorno al quale si è più concentrato il dibattito in aula e le divisioni anche tra le stesse associazioni – viene preannunciata l’acquisizione di diritto della qualifica di impresa sociale da parte delle cooperative sociali e dei loro consorzi. Inoltre i futuri decreti delegati dovranno prevedere “forme di remunerazione del capitale sociale e di ripartizione degli utili, da assoggettare a condizioni e limiti massimi, differenziabili anche in base alla forma giuridica adottata dall’impresa, in analogia con quanto disposto per le cooperative a mutualità prevalente, che assicurino in ogni caso la prevalente destinazione degli utili al conseguimento degli obiettivi sociali”. Le attività che si occupano di commercio equo e solidale e di servizi per il lavoro finalizzati all’inserimento dei lavoratori svantaggiati, dell’alloggio sociale e dell’erogazione del microcredito, vengono considerati settori di attività di utilità sociale. Prevista anche la “nomina, in base a principi di terzietà, fin dall’atto costitutivo, di uno o più sindaci allo scopo di monitorare e vigilare sull’osservanza della legge e dello statuto da parte dell’impresa sociale, sul rispetto dei principi di corretta amministrazione e sull’adeguatezza dell’assetto organizzativo, amministrativo e contabile”.

 Vigilanza, monitoraggio e controllo

Le funzioni di vigilanza, monitoraggio e controllo pubblico sugli enti del terzo settore, comprese le imprese sociali, sono affidate al ministero del Lavoro. Il ministero dovrà predisporre delle linee guida in materia di bilancio sociale e di sistemi di valutazione di impatto sociale delle attività svolte dagli enti del Terzo settore. Entro il 30 giugno di ogni anno il ministro del Lavoro dovrà svolgere alle Camere una relazione sulle attività di vigilanza, monitoraggio e controllo.

 Servizio civile universale

Rispetto al testo uscito dalle Commissioni, grazie ad un emendamento proposto dalla Commissione Affari sociali è stato riformulato il comma 1, lettera a, dell’art. 8 che stabilisce l’“istituzione del servizio civile universale finalizzato, ai sensi degli articoli 52, primo comma, e 11 della Costituzione, alla difesa dei valori fondativi della patria, attraverso la realizzazione di esperienze di cittadinanza attiva, di solidarietà e inclusione sociale”. Il servizio civile universale sarà rivolto ai giovani tra 18 e 28 anni, per un periodo compreso fra 8 mesi e un anno.

La riformulazione del comma ha provocato il voto contrario in particolare del gruppo di Sel, a seguito della cancellazione, con la nuova formulazione, del principio della difesa non armata. Bocciati, inoltre, gli emendamenti di Sel, che prevedeva di allargare l’esperienza del Servizio civile ai ragazzi stranieri, ma anche quelli della Lega che volevano espressamente vietarglielo, oltre all’ulteriore emendamento di Sel che prevedeva la stabilizzazione dell’esperienza dei “Corpi civili di pace” (Sel) istituiti in forma sperimentale dall’art. 1 comma 253 della legge di stabilità 147/2013, e il cui decreto di attuazione ha superato i 60 giorni previsti per l’approvazione da parte della Corte dei Conti.

 Misure fiscali e di sostegno economico

I futuri decreti delegati dovranno contenere, tra le altre cose: un regime tributario di vantaggio che tenga conto delle finalità solidaristiche e di utilità sociale dell’ente; completamento della riforma strutturale dell’istituto della destinazione del cinque per mille con una razionalizzazione e revisione dei criteri di accreditamento dei soggetti beneficiari e dei requisiti per l’accesso al beneficio; obblighi di pubblicità delle risorse ricevuto con il cinque per mille; istituzione di un fondo rotativo di 50 milioni per gli enti del terzo settore”.

 

Francesco Magarotto
Componente  Conferenza Regionale del Volontariato